ENNIO MORRICONE va sempre a letto presto…

Ennio Morricone – 100 movie hits/original versions – Super Gold Edition (GDM/Edel Italia 0168292)

Ennio Morricone – Crime and dissonance (Ipecac recordings IPC66)

John Zorn –John Zorn plays the music of Ennio Morricone (Nonesuch 7559-79139-2)

Ora che l’Oscar alla carriera è passato (1) e le lodi sperticate (anche se probabilmente non tutte competenti) di tutto il mondo mediatico nei confronti del compositore romano si sono fatte più lontane è il momento giusto (e anche un po’ elitario) per dedicarsi all’approfondimento di questa figura fondamentale della nostra musica, così straordinaria nella prolificità artistica e così comune nella condotta di vita (Morricone ha recentemente dichiarato che da sempre ha l’abitudine di andare a letto molto presto e di svegliarsi di primo mattino – un po’ come fece il Noodles vecchio interpretato da De Niro in C’era una volta in America, pellicola di cui è autore della celebre colonna sonora – e che ha un’estrema precisione e serietà per quanto riguarda la sua attività artistica, che considera in tutto e per tutto un lavoro, orari fissi compresi).

In questo periodo l’approfondimento della sua opera per il cinema risulta anche più facile dato che nei negozi di dischi (o meglio, nei megastores, nei centri commerciali, negli autogrill, nei negozi di cellulari e in quei due o tre veri e propri negozi di dischi rimasti sul suolo italico – *?=)(/&% – esclamazione volgare censurata alla Paperino seguita da momento di depressione per nostalgia estrema incurabile di un luogo che io come molti altri ho amato) è disponibile da circa un anno (ma solo da poco a prezzo speciale) un bel cofanetto dal titolo lunghissimo e pacchiano, purtroppo adatto ai luoghi in cui è principalmente venduto: 100 movie hits/original versions – Super Gold Edition (2). A dispetto del titolo, che non farebbe pensare ad un prodotto serio tanto è ridicolo, questa è, attualmente, la migliore raccolta esistente, nonché la più esauriente (non si è praticamente mai andati oltre il triplo CD, con l’eccezione del cofanetto giapponese di dieci CD The Ennio Morricone chronicles, uscito nel 2000 ma non dedicato solo alla musica per cinema ma anche ai molti lavori di orchestrazione o composizione per cantanti come Mina o Gino Paoli). Il cofanetto contiene praticamente tutti i temi più famosi di Morricone, ovvero, come dice il titolo, cento temi da colonne sonore lungo più di quarant’anni di carriera in sei CD in un cofanetto rigido verdone militare e oro dalla buona grafica esterna (quella interna è troppo povera e c’è qualche piccolo errore nelle informazioni sui brani, ma almeno sono indicati sia l’anno sia il titolo dei film da cui provengono i brani).

Il cofanetto è peraltro anche decisamente economico e in alcuni di quei tristi e rumorosi luoghi affollati da me descritti, dove capita di subire violenze uditive come due diversi dischi, entrambi bruttissimi, diffusi contemporaneamente a volume altissimo, lo si può trovare a circa 25 €.
E’ davvero la più esaustiva raccolta esistente (anche se il nostro Ennio, per chi non lo sa, ha composto circa 505 colonne sonore…ci vorrebbero 200 CD per contenerle tutte!) e raccoglie finalmente solo versioni originali (quindi nessuna riesecuzione, nessuna orchestra low budget ma le versioni dei film e dei nastri originali, traferite con un discreto lavoro di mastering). Fanno eccezione solo due o tre pezzi presenti in versione dal vivo all’Arena di Verona nel 2002 con la direzione di Morricone – c’è un bel DVD di quel concerto (3) – e una versione del 1977 di Giù la testa diversa dall’originale ma sempre curata da Morricone. A questo proposito è giusto ricordare che il lavoro di Morricone si è sempre fermato al momento compositivo e d’orchestrazione e che rarissimamente è arrivato fino all’impegno della direzione dell’orchestra in fase di registrazione (lavoro spesso affidato da Bruno Nicolai). Solo recentemente il Maestro si è impegnato nella direzione di suoi pezzi da cinema, in pochi concerti di eccezionale successo.
Nel cofanetto è racchiuso un numero talmente alto di pezzi memorabili da dubitare che sei CD possano bastare a rappresentare l’opera del compositore. Basti citare le già sperimentali soundtrack per i sei film di Sergio Leone (che sarebbe bello possedere complete, magari in un bel cofanetto, cosa che però per ora rimane un sogno, data l’inesistenza di un simile oggetto discografico) su cui non credo sia il caso di dilungarsi, le musiche per Dario Argento (per film come Quattro mosche di velluto grigioIl gatto a nove code e L’uccello dalle piume di cristallo), l’ipnotica Il clan dei siciliani, le dolci ma misteriose Metti una sera a cena o Veruschka, il tema potente ed estremamente drammatico di Indagine su un cittadino al disopra di ogni sospetto di Elio Petri e chicche per film meno conosciuti come l’inquietante Il buio costruita su un virtuosistico tema per violino. Talvolta anche gli interpreti sono notevoli, come Edda Dell’Orso, soprano che rese celebri alcuni dei temi per Leone ma soprattutto è l’uso che Morricone fa delle voci che è originale e anomalo essendo sempre alla ricerca di qualcosa che si allontani dai canoni del canto lirico. Inoltre non si può non notare le incredibili doti del fischio di Alessandro Alessandroni, davvero uno dei virtuosi di questa arte totalmente assente dal repertorio classico.
Ho citato pochi brani ma lungo i dischi del cofanetto ognuno troverà il frammento fulminante, il tema seducente, il suono che non immaginava. Ecco, è proprio il suono che mi ha colpito maggiormente, e che credo colpirà chi si metterà ad ascoltare (magari in cuffia) i numerosissimi pezzi che testimoniano la ricerca timbrica di Morricone, davvero inesauribile, le sue mille idee d’impasti sonori, la sua capacità di fare proprie decine di stili e accenti differenti, dal pop alla Bacharach alla psichedelia, dalle musiche popolari italiane al rock, dalla contemporanea ai canoni musicali classici (da Bach al romanticismo). Davvero Morricone è uno dei grandi del novecento inteso come secolo della babele degli stili, della caleidoscopica danza delle influenze e della fine dell’uniformità dei generi, dell’apertura al popolare, alle sperimentazioni e alle riflessioni sugli stili e i generi non colti. La maggior parte delle colonne sonore risale agli anni ‘60/’70 ed è una scelta ovvia, perché è stato quello il suo periodo artisticamente più alto nonostante Morricone in quegli anni componesse anche venti colonne sonore in dodici mesi!

In questo cofanetto ci si può certamente perdere con piacere ma sarebbe sbagliato fermarsi qui, perché questa raccolta, benchè ricchissima, non tocca, se non marginalmente, un territorio che Morricone toccò più raramente, ma con risultati eccellenti e oggi ancora interessanti. Sto parlando delle musiche più tese e oscure, lontane dai temi seducenti che lo hanno reso famoso. Per alcuni film, soprattutto di genere thriller/poliziesco o horror e soprattutto negli sperimentali anni ’70, Morricone ha infatti composto brani che si lasciano andare ancor più del solito a sonorità forti, rumori, scricchiolii, fischi, sospiri, grida, chitarre distorte e percussioni ossessive. Musiche dissonanti e inquietanti ma bellissime. Un ottimo saggio di queste colonne sonore si può ritrovare ora con facilità in una favolosa raccolta uscita nel 2006 per l’etichetta Dago Red/Ipecac con il beneplacito del grande Mike Patton: Ennio Morricone – Crime and dissonance
E’ un doppio CD pieno di cose rare e poco conosciute, melodie ipnotiche e ammalianti e tanti rumori e suoni favolosi e terribili, sibili e gemiti, e permette di scoprire il lato meno rassicurante e meno conosciuto del “genio che vive come un impiegato” come lo definì Damon Albarn dei Blur. Tra gli altri ricordo brani da Un lucertola con la pelle di donna, Sesso in confessionale (che nostalgia per questi titoli oggi impossibili!), L’anticristoGiornata nera per l’Ariete ma gemma tra le gemme è certamente Un uomo da rispettare, pezzo del 1973 di quasi dodici minuti – durata con la quale il Morricone da film si è raramente misurato – in cui Morricone riesce ad operare una sintesi di tutte le sue esplorazioni sonore tra deliziosi e dolorosi archi, note di piano improvvise, trombe con echi, chitarre distorte, fiati favolosamente pieni e potenti, percussioni cupe e tribali, un basso portante e ossessivo arrivando ad anticipare numerose delle tendenze musicali degli ultimi trent’anni, dai Portishead a Bill Laswell, da John Zorn ai Tortoise.
Per concludere l’esplorazione della musica da film di Morricone (che poi, data l’enormità della sua produzione, si rivelerà un semplice primo incontro) personalmente mi sento di consigliare un omaggio che il citato John Zorn fece alla sua musica nel 1989: The big gundown – John Zorn plays the music of Ennio Morricone, CD ancora oggi facilmente reperibile nei superstiti negozi italici.
Il geniale sassofonista si rivela un ideale interprete dell’aspirazione maggiormente tesa e rumoristica del nostro compositore e ne dà versione molto personale ma assolutamente convincente proprio nell’esplicitare potenzialità talvolta solo suggerite nelle versioni originali. I temi rivisitati sono i seguenti (è utile riportare i titoli in itlaiano perché il CD li riporta nella versione inglese, spesso differente): La resa dei contiPaura sulla cittàC’era una volta in AmericaMilano odia: la polizia non può sparareGli scassinatoriLa battaglia di AlgeriGiù la testaLa classe operaia va in ParadisoC’era una volta il west. Inoltre è presente composizione originale di Zorn (Tre nel 5000).
Ennio Morricone è un compositore che ha prodotto un’enorme quantità di musica (non solo per il cinema, dato che è stato anche compositore di musica assoluta ma quest’ultima è certamente meno nota e purtroppo non facilmente reperibile, anche se meriterebbe un approfondimento) e anche solo per quest’aspetto è una figura davvero notevole per la storia della musica italiana, soprattutto per quanto riguarda la cosiddetta musica applicata. Ma a mio parere è proprio nell’originale e multicolore esplorazione degli stili pop attraverso e con gli strumenti della musica classica e contemporanea che Morricone delinea una personalità unica ed estremamente complessa, nonostante l’apparente semplicità ed immediatezza di molti temi e una collocazione lontana dalla musica colta come può essere la musica da film.
Maggio 2007

NOTE:
(1) Il conferimento dell’Oscar alla carriera è certamente un tributo importante anche se, come è già successo, viene consegnato ad un artista che non è stato mai (è il caso proprio di Morricone) o quasi mai premiato dall’Academy precedentemente, quasi a riparare gli “errori” delle premiazioni passate. Comunque sia i premi che il nostro compositore ha ricevuto nella sua carriera sono numerosissimi, ne ricordo solo alcuni: il Grammy Award, il Golden Globe, il tributo della SPFM (Society for Preservation of Film Music) ed il Leone d’oro, questi ultimi entrambi alla carriera, senza contare l’onorificenza diOfficier de l’Ordre des Arts ed des Lettres, conferitogli dal Ministro francese della cultura Jack Lang nel 1992 e nel 1995 l’onorificenza di Commendatore dell’Ordine “Al Merito della Repubblica Italiana”.
(2) Il cofanetto è disponibile anche diviso in due parti (con il titolo di Gold edition I e Gold edition II, di colore argento, della stessa collana dei famigerati Platinum collection) ma comprando singolarmente i tripli si spende decisamente di più.
(3) Il DVD, dal titolo Arena concerto, diretto dal figlio Giovanni è un concerto emozionante benchè riveli l’impossibilità di trasformare la musica da film di Morricone in vera e propria musica da concerto. L’originale dell’opera morriconiana è l’opera registrata che scorre parallelamente alla pellicola, secondariamente il disco che riporta la colonna sonora (spesso con alcune variazioni di mixaggio e/o di durata dei pezzi e/o collage di frammenti). L’opera di Morricone mi sembra essere, come i grandi dischi del rock e del pop anni ’60 (Sgt. PepperPet sounds ecc.), estremamente ancorata alla sua realizzazione come produzione discografica da studio. Proprio perché Morricone smette di essere un compositore “classico” e diventa sostanzialmente un musicista che registra LP e colonne sonore e usa lo studio di registrazione come uno strumento, è nella registrazione discografica che va riconosciuto l’originale dell’opera, non nelle partiture che pur esistono a differenza di quelle dei classici opere-disco di musica leggera che citavo.

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